Prodotti imitati o falsificati, beni privi di una valorizzazione. I problemi vigenti nel mondo delle imprese. Vi ricordate il parmesan? Non fu una provocazione, ma una vera, tentata imitazione del prodotto più amato dagli italiani, il parmigiano reggiano. Tentativo scaturito da una proposta, proveniente dai palazzi istituzionali europei, che tanto fece arrabbiare la nostra amata Italia. Ancor di più, alzarono la voce tutti i produttori del gustoso parmigiano che, da sempre, rivendicano il marchio e la sua originalità.

Prodotti imitati o falsificati, beni privi di una valorizzazione. I problemi vigenti nel mondo delle imprese. Vi ricordate il parmesan?
Prodotti imitati o falsificati, beni privi di una valorizzazione. I problemi vigenti nel mondo delle imprese. Vi ricordate il parmesan?

Che dire, poi, dell’altrettanto incosciente idea, sempre europea, di imporre la preparazione della mozzarella di bufala con il latte in polvere? Anche in questo caso, abbiamo avuto il nostro bel da fare per difendere l’italianità in tavola. Vogliamo ricordare, poi, la feroce invidia dei nostri cugini d’oltralpe che, non appena appresa la notizia della nostra pizza, diventata Patrimonio UNESCO, sono insorti chiedendo l’immediato, stesso riconoscimento per la loro cara baguette? Della serie, quando l’alta qualità nostrana fa venire fastidiosissimi pruriti.

Tuttavia, nonostante i meritati successi, in casa nostra non mancano contraddizioni e storture di sorta. Diversi sono i casi separati di contraffazione, di prodotti copiati, e una serie di condotte riconducibili a fatti costituenti concorrenza sleale. La controversia Thun S.p.a.- DueEsse Distribuzioni S.r.l, ce lo insegna (Fonte: http://www.sib.it/flash-news/quando-la-contraffazione-e-anche-concorrenza-sleale-la-sentenza-nel-caso-thun/).Una serie di opere in design, prodotte dall’azienda Thun e destinate alla vendita nel settore immobiliare, sarebbero state imitate dalla Due Esse Distribuzioni, quest’ultima società concorrente.

La controversia si è risolta un paio di anni fa. Una sezione specializzata in materia d’impresa del Tribunale di Milano, nel febbraio 2016 condannò la stessa Due Esse Distribuzioni S.r.l ad un sostanzioso risarcimento danni. Sentenza che ha riconosciuto e punito la violazione del diritto d’autore, la contraffazione delle opere di design e la concorrenza sleale a danno della Thun.

Non solo questi i casi, degni di tornare agli onori della cronaca. Svariate sono le situazioni che ci parlano anche di prodotti, tipicamente italiani e di qualità, ma privi di una vera e propria certificazione e tutela giuridica. In merito, ultimamente, fa discutere il caso della ciliegia di Turi. Detta semplicemente, Ciliegia Ferrovia. Origini antichissime: fu scoperta per la prima volta 83 anni fa, nel 1935. Un albero piantato nel barese, vicino i binari di una linea ferroviaria locale, dette alla luce i suoi primi frutti.

Una cesta di ciliegie di Turi, esposte nella Sala Stampa della Camera dei Deputati. ROMA, 06 giugno 2018

Casamassima, Conversano e Turi, le tre località maggiormente produttrici di questa ciliegia. Da 28 anni, una conosciuta Sagra a lei interamente dedicata ci racconta la storia, gli aneddoti e la cultura appartenenti ad un prodotto che fa molto bene alla nostra salute, considerato dai pugliesi un patrimonio da non trascurare. Come spesso accade in terra nostrana, ecco piombare all’improvviso quel problema o handicap che rovina il “ritratto perfetto”. La ciliegia di Turi è priva di una certificazione DOP (Denominazione Origine Protetta). Riconoscimento che, oltre a valorizzare il prodotto stesso, garantirebbe ai piccoli-medi agricoltori una maggiore tutela da contraffazioni, produzioni e commercializzazione delle stesse anche tramite la concorrenza sleale. (Per approfondimenti video Ciliegia di Turi: verso la DOP, fonte 6Mia TGservizio di Marco Chinicò: https://www.facebook.com/ChinicsNews/videos/2001638386562959/)

Quest’ultima, il vero incubo di buona parte dei produttori locali di questa tipologia di frutto. Produttori che si immettono sul mercato, vendendo le loro ciliegie a soli 2 euro al kg. Sfortuna vuole, però, che son costretti a subire la concorrenza, sleale appunto, delle grandi realtà aziendali. Aziende che, prima, acquistano dagli stessi agricoltori le ciliegie al modico prezzo di 2 euro al kg, rivendendole poi a cinque euro in più. Tutto ciò accade forti del gran potere che, grazie all’appoggio di cui godono, essi rivestono. Una volta venduto 1 kg di ciliegie ad un prezzo superiore e a loro conveniente, decidono di andare oltre i nostri confini. Bussano alle porte delle multinazionali che, prima, fanno pagare loro una tassa specifica per l’immissione nel mercato del paese che li accoglie. Ottenuto il nulla osta per cominciare a vendere, godono degli sgravi fiscali che l’Italia, ai sensi di legge, concede loro in quanto imprese italiane che producono e fanno commercio all’estero. In secondo luogo, complici una qualità della vita all’estero molto alta e prezzi di mercato decisamente superiori ai nostri, alzano la tariffa arrivando così a vendere 1 kg di ciliegie ad una cifra stellare che può arrivare, addirittura, a 25 euro.

Natale Ventrella, commercialista e ricercatore, fermo sostenitore della ciliegia di Turi

Parlare di situazione non più accettabile, è sin troppo poco. Come ottenere la certificazione DOP e conseguente tutela della Ciliegia Ferrovia? Natale Ventrella, Commercialista, esperto economico-finanziario e scientifico registrato presso il MIUR, si occupa da diverso tempo di questa vicenda. Invoca, esattamente, la costruzione di un grande network professionale di agricoltori, il favorire l’esportazione delle ciliegie e non solo all’estero, portando così soddisfacenti guadagni alla rete di imprenditori-produttori. Sarebbe fondamentale costruire un circuito agricolo che aumenti le possibilità di inserimento al lavoro, a cominciare dai giovani, cercando di superare così la crisi di un comparto, un tempo considerato morto e superato, oggi tornato prepotentemente alla ribalta, causa lo stato critico dell’occupazione, ma mai valorizzato nel vero senso del termine.

Prosegue lo stesso Ventrella: “Per trasformare questi obiettivi in realtà concreta, un ruolo di non poco conto può rivestirlo l’intera classe politica. Dare maggior valore all’agricoltura e tutti i suoi frutti, sconfiggerebbe più facilmente concorrenza sleale e contraffazioni; investire intelligentemente creerebbe maggiore occupazione, per i giovani di oggi e del domani, aiutando anche i “senior”colpiti dai madornali effetti della crisi”.

Preferite le arance primizie di Calabria o Sicilia oppure quelle provenienti dalla Spagna o dai paesi del Nord Africa? Gradite, sulla vostra tavola, l’olio italiano DOC o una confezione di olio Made in Marocco? Gli agricoltori-produttori, sul piede di guerra, chiamano ed invocano maggiore rispetto. Le nostre istituzioni cosa rispondo in merito? Il Governo attuale ed i rappresentanti degli enti locali, sono chiamati ad un arduo esame di maturità. Made in Italy ed italianità dei prodotti; “guai a chi ce li tocca”.

Di Marco Chinicò

Marco Chinicò, 42 anni, giornalista pubblicista, fotogiornalista e videoproducer. Fondatore e responsabile della testata d'informazione giornalistica, CHINICS NEWS. Nata nel 2011, online fino al 03 luglio 2019. Oggi è CHINICS NEWS MAGAZINE