Contratti faraonici, soldi a gogo, bonus in base alle prestazioni e ai risultati raggiunti a fine stagione, altri introiti derivanti dagli sponsor. E’ tutto? Assolutamente no! Più soldi si hanno e più se ne vogliono guadagnare: gli ultimi due scenari di calciomercato, con protagonisti Lionel Messi e Romelu Lukaku, la dicono lunga sulle effettive capacità di “spending review” da parte dei calciatori professionisti.

Dal leggendario Re Mida al mondo d’orato di questi giocatori, campionissimi e ricchissimi, ma finanziariamente mai sazi e con un concetto di fedeltà, attaccamento alla maglia che è pura eresia. Entrando nel merito della questione, i numeri da capogiro di questa sessione di mercato, parlano molto chiaro. Guardando sin da subito in casa nostra, appena quattro mesi fa il fantasista svedese, Zlatan Ibrahimovic, ha rinnovato di un anno il suo contratto con il Milan. Accordo trovato sulla base di uno stipendio che si aggira sui 7 milioni netti a stagione (Fonte: Corriere della Sera, 22 aprile 2021).

Il belga Romelu Lukaku, dopo due anni alla Pinetina di Appiano Gentile, lascia l’Inter per accasarsi al Chelsea in Premier League: il suo ritorno con i Blues d’Inghilterra gli darà uno stipendio di 12 milioni o poco più. Lionel Messi, stella del calcio argentino, dopo ventuno anni lascia il Barcellona e la Catalogna con destinazione Parigi. Giocherà nel Paris Saint Germain e il suo contratto parla di cifre che oscillano tra i 25 e i 35 milioni di euro. Soldi, fatto da non escludere, che potrebbero essere di più se si considera i diritti d’immagine provenienti da sponsor e vendita di magliette o gadget di sorta, dedicati a “La Pulce” argentina.

Il pallone sempre più "pallonaro" 

Foto: calciatore belga Romelu Lukaku
Il pallone sempre più “pallonaro”
Foto: calciatore belga Romelu Lukaku

Numeri e salari da capogiro, lontani anni luce da altri numeri; quelli che, purtroppo, descrivono il livello di disoccupazione, disoccupazione giovanile, precarietà lavorativa e il calo dei posti di lavoro, in Italia e nel resto del Mondo. Secondo l’ultimo rapporto OCSE presentato e che ha trattato dello stato di salute del lavoro nei paesi membri, causa lo scoppio della pandemia, SARS- Covid 19, il tasso di disoccupazione ha toccato il +6,3 per cento. Circa 1,3 per cento in più rispetto al mese di febbraio 2020, esattamente un mese prima del primo storico lockdown nazionale, quello nostrano dei mesi marzo-aprile 2020. I posti di lavoro persi ammontano a 114mila. I giovani restano i più colpiti e hanno subito una riduzione degli orari di lavoro, pari al 26 per cento. I lavoratori adulti o senior hanno subito una perdita degli orari e delle prestazioni di lavoro del 15 per cento. La cassa integrazione, al quale spesso ricorrono le aziende, conosce un incremento di circa il 30 per cento.

Il pallone sempre più "pallonaro"
 
Foto: calciatore del Milan Zlatan Ibrahimovic
Il pallone sempre più “pallonaro”
Foto: calciatore del Milan Zlatan Ibrahimovic

Disagi lavorativi, economici e sociali che i nostri “amati” calciatori non sanno nemmeno dove siano di casa. Il tutto, in un mondo dove c’è gente che soffre la fame e non arriva a fine mese o, a malapena, vive con 1.200-1.300 euro mensili. Il pallone rotolante è sgonfio, ormai, da tempo: ne resta solo il suo lato deleterio, ipocrita, e “pallonaro”.

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Di Marco Chinicò

Marco Chinicò, 42 anni, giornalista pubblicista, fotogiornalista e videoproducer. Fondatore e responsabile della testata d'informazione giornalistica, CHINICS NEWS. Nata nel 2011, online fino al 03 luglio 2019. Oggi è CHINICS NEWS MAGAZINE