Lea. Una dolcissima segugia di 9 anni. Ha riempito di gioia e colorato di pura allegria le giornate di Roberto Marchi e sua mamma Tina, entrambi residenti nel reggiano.

Lea si ammala e il Sig. Roberto è costretto a rivolgersi ad un esperto veterinario che possa darle le giuste cure. Il medico-veterinario interpellato propone di far finire la cagnolina sotto i ferri per la rimozione dell’utero. Operazione eseguita, ma dopo alcuni giorni Lea muore. Si decide così di far fare ad un altro veterinario l’esame autoptico. L’esito dice che buona parte dell’apparato riproduttore è stato tolto, ma non tutto. La causa della morte di Lea, a questo punto, quale sarebbe? Domanda alla quale non possiamo dare alcun tipo di risposta. Possiamo solo limitarci a parare di una sofferenza che, sfortunatamente, si è abbattuta sui familiari di Roberto. “Detto con franchezza, sofferenza extra che alla cagnolina Lea non ha portato a niente”. Roberto Marchi vuole vederci chiaro, andando fino in fondo. Sporge denuncia e comincia così la sua difficile battaglia legale per dare alla sua defunta cagnetta un minimo di verità e, se il caso lo vorrà, anche giustizia. Chiede all’Ordine dei medici-veterinari di aprire un’inchiesta sulla vicenda e sull’operato del veterinario parmigiano. Indagine che si chiude con un nulla di fatto e conseguente archiviazione.

Lea, cagnolina vittima della malasanità veterinaria
Roberto Marchi con la compianta Lea (a sinistra) e la mamma Terry, morta da poco alla veneranda età di 15 anni

Qualche critica che non è piaciuta e si arriva, addirittura, in tribunale”. Il Sig. Roberto viene citato in giudizio dal veterinario stesso. L’accusa è di ingiuria, causa le dichiarazioni ritenute lesive della propria reputazione professionale, e minacce. Il giudice di primo grado assolve il padrone di Lea dall’accusa di minacce, ma lo condanna per ingiuria ad una pena pecuniaria. “All’immenso dolore per la grande, grave perdita, la beffa si aggiunge come fulmine a ciel sereno”. L’iter giudiziario, come sappiamo, nonostante i suoi momenti difficili, a tratti intricati, ha tre gradi di giudizio e in appello Roberto viene assolto. Accadde il 07 Marzo di due anni fa. “Giustizia? Solo parziale, però”. Soddisfatto sì per aver scongiurato l’ingiusto, ma rimane il grande neo. L’assenza totale di una legge che tuteli tutti i nostri amici a quattro zampe in campo veterinario, considerati ancora degli oggetti piuttosto che esseri della natura degni di rispetto e tutela. Mai più come Lea, Giustizia per Lea- Giustizia per tutti. I nomi, rispettivamente, di un sito e di un gruppo Facebook che il giovane Roberto ha deciso di aprire invocando l’intervento delle nostre Istituzioni. In occasione della condanna ricevuta in primo grado, Marchi ricevette anche una lettera di solidarietà di una grande, ferma e convinta “animalista”. L’On. Michela Vittoria Brambilla, attuale Presidente della LEIDA (Lega Italiana Difesa Animali). Quest’ultima non nascose il suo sconcerto e sdegno per quanto subito dal giovane e dal resto della sua famiglia: “vittima di un reato, trattato però come se fosse lui stesso il criminale”. Roberto e sua mamma Tina uniti, ora come non mai, per contrastare le inspiegabili morti che colpiscono i nostri amici pelosi.

Lea: “cagnolina simbolo della lotta alla malasanità veterinaria”. Un caso che ha fatto molto scalpore, a livello locale e nazionale, facendo della stessa Lea un’icona di questa lotta sociale, mantenendo così vivo un tema a dir poco caldo: “salvaguardare l’integrità psico-fisica dei nostri animali”. Danilo Mainardi. Conosciuto ambientalista, divulgatore scientifico ed etologo. Scomparso di recente, appassionato di animali, un’intera vita spesa per loro. In uno dei suo diversi libri scritti, pubblicati e di successo, “Il Cane secondo me“, definì i migliori amici dell’uomo con testuali parole: “I cani mi piace scoprirli come persone, persone non umane ma ugualmente complesse, interessanti e pensanti”. Se Mainardi, ovunque sia ora, ci permette questa piccola replica, è doveroso puntualizzare: a volte esseri molto più umani degli umani stessi, parecchio pensanti. Ancora oggi, purtroppo, maltrattati sia dalla ferocia umana che dagli assurdi disconoscimenti dell’odierna società.

Di Marco Chinicò

Marco Chinicò, 41 anni, giornalista pubblicista, fotogiornalista e videoproducer. Ideatore, fondatore, editore della testata d'informazione giornalistica, CHINICS NEWS. Nata nel 2011, online fino al 03 luglio 2019. Oggi è CHINICS NEWS MAGAZINE