Amianto, Asbesto, che sia compatto o di matrice friabile, è uno dei più micidiali cancerogeni del pianeta. E’ un silicato che uccide nel tempo ed è stato classificato come sostanza cancerogena di I categoria con i codici R 45 T (Tossico: può provocare il cancro) ed R 48/23 (Tossico: pericolo di gravi danni alla salute in caso di esposizione prolungata per inalazione), e in tutte le sue varietà mineralogiche (actinolite, amosite, anthophillite, crisotilo, crocidolite e tremolite) è stato riconosciuto dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) come un cancerogeno certo per l’essere umano.

Questo minerale, è ancora oggi presente negli ambienti di vita e di lavoro e la sua pericolosità risulta già nota agli inizi del secolo scorso. Infatti, è stata riconosciuta nel congresso di medicina del lavoro di Milano del 1906 e successivamente confermata dal tribunale di Torino in una sentenza del 1908, in nome di Vittorio Emanuele III, nella causa n. 1197/1906, Soc. anonima The British Asbestos company Limited contro Pich Avv. Carlo, che richiama «le acquisizioni del Congresso Internazionale di Milano sulle malattie professionali in cui venne riconosciuto che fra le attività più pericolose sulla mortalità dei lavoratori vi sono quelle indicate col nome di polverose e fra queste in prima linea quelle in cui si sollevano polveri minerali e tra le polveri minerali le più pericolose sono quelle provenienti da sostanze silicee come l’amianto perché ledono le vie respiratorie quando non raggiungono sino al polmone. E ancora, presso il policlinico di Torino, dove in 30 cartelle cliniche si rinvengono identiche annotazioni del prof. Scarpa e nelle norme di cui al regio decreto 14 giugno 1909, n. 442, in tema di lavori ritenuti insalubri, al decreto legislativo 6 agosto 1916, n. 1136, al regio decreto n. 1720 del 1936 e alla legge 12 aprile 1943, n. 455, che individua l’asbestosi come malattia professionale. Il Legislatore italiano è consapevole del rischio morbigeno per esposizione all’amianto, ma lo ha dimenticato fino alla condanna della Corte di Giustizia Europea nel 1990, che nel definire la causa 240 dell’89, in data 13/12/1990 condanna la Repubblica Italiana e gli impone di dare esecuzione alla direttiva comunitaria 477/83/CEE, e così di recepirne il dettato normativo, che trova (tardiva) esecuzione solo il D. Lgs. 277/91 e con la Legge 257 del 1992.

L’Italia è stata nuovamente condannata dalla Corte di Giustizia Europea con la sentenza del 15/11/2001, che ha definito la causa 49 del 2000, sempre in materia di inadempimento di direttive comunitarie relative alla sicurezza ed integrità fisica, e per non aver adempiuto alla Direttiva Comunitaria 89/391/CEE, cui pure fa riferimento la direttiva Comunitaria 477/83/CEE. Non può essere revocato in dubbio il fatto che i governi che si sono succeduti, si sono dimostrati conniventi con la lobby dell’amianto, tant’è che invece di rispettare le direttive comunitarie, hanno preferito pagare le sanzioni, ritardandone l’attuazione, così da continuare a favorire i signori dell’amianto che proprio in quegli anni hanno incrementato la produzione di materiali contenenti il minerale, incentivandone così l’utilizzo in oltre 3.000 prodotti ad uso comune a diretto impatto con la popolazione, come cartoni, mastici, sigillanti, corde e tessuti, ma anche per la costruzione di tramezzi, tetti, tubi, condutture e serbatoi di acqua potabile, pannelli e lastre per coperture, compound (masse) per la protezione antincendio e l’isolamento termico, intercapedini e stucchi per abitazioni e strutture pubbliche, quali asili, scuole, uffici, ospedali, caserme. Ma l’amianto ha trovato impiego anche nella cantieristica navale, in campo aeronautico, in ambito ferroviario, come nell’industria automobilistica, dove è stato utilizzato nelle vernici, nelle pastiglie dei freni, nelle frizioni e nelle guarnizioni, in virtù della sua elevata resistenza termica e chimica, dimostrato essere un materiale estremamente versatile, a basso costo, con estese e svariate applicazioni industriali, poiché in grado di migliorare la resistenza degli elementi strutturali, di assicurare l’isolamento termico ed acustico e di proteggere contro i rischi di incendio. Questo il motivo per cui fabbriche, cantieri navali, distillerie, raffinerie, zuccherifici, cartiere, stazioni ferroviarie, tribunali, acquedotti, asili, scuole primarie e secondarie, atenei, abitazioni, ospedali, palestre, caserme, mezzi militari, cinematografi, teatri, etc., sono risultati intrisi di amianto. Pertanto, viene rivisto il complesso normativo del D. Lgs. 626/1994, che ha recepito la direttiva dell’89 seppur solo parzialmente. In data 09/04/2008, viene definitivamente approvato il D. Lgs n° 81 del 2008 che dà attuazione alle Direttive Comunitarie 89/391/CEE, 89/654/CEE, 89/656/CEE, 90/269/CEE, 90/270/CEE, 90/394/CEE, 90/679/CEE, 93/88/CEE, 95/63/CE, 97/42/CE, 98/24/CE, 99/38/CE, 99/92/CE, 2001/45/CEE, 2003/10/CE, 2003/18/CE e 2004/40/CE in tema di tutela della salute e nella sicurezza nei luoghi di lavoro.

La legge 27 marzo 1992, n. 257, pubblicata sul supplemento Ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 87 del 13 aprile 1992 ed aggiornata con le modifiche apportate dalla legge 24 aprile 1998, n. 128, della legge 9 dicembre 1998, n. 426, dal decreto-legge 5 giugno 1993, n. 169 e dal decreto-legge 1 ottobre 1996, n. 510, vieta in Italia l’estrazione, l’importazione, l’esportazione, la commercializzazione e la produzione di amianto, di prodotti di amianto o di prodotti contenenti amianto. Paradossalmente, non impone un obbligo indiscriminato di rimozione e smaltimento dei materiali già esistenti contenenti il micidiale cancerogeno, salvo che lo stato di manutenzione del medesimo ne renda evidente l’opportunità di rendere necessaria la rimozione, atteso che “l’obbligo di smaltimento dei materiali contenenti amianto deriva dal pericolo di dispersione delle relative fibre dovuto ad un cattivo stato di conservazione della sostanza o ad interventi di manutenzione (vedi anche sentenza n. 6722/2010 T.A.R. Toscana, e sentenza T.A.R. Campania, Napoli, sez. V, 7 giugno 2006, n. 6786)”. Ne consegue che a quasi trent’anni dall’entrata in vigore della legge che ha messo al bando l’amianto, nel nostro Paese vi sono ancora 42.000 siti contaminati, che si aggiungono a più di 1.000.000 di micrositi e 40.000.000 di tonnellate contenenti amianto e purtroppo il fenomeno epidemico ha raggiunto circa 6.000 morti l’anno per patologie asbesto correlate. Inoltre, questa legge fissa una soglia di esposizione pari a 100 f. / l. che risulta del tutto inaccettabile, perché non può esserci una soglia limite che possa essere tollerata dal nostro organismo, considerato che l’amianto è altamente cancerogeno. Tollerare la soglia limite delle 100 f./l. equivale a condannare a morte altri innocenti, perché se le soglie possono avere un qualche valore per le patologie dose dipendente, non l’hanno affatto per le patologie tumorali, rispetto alle quali non c’è una soglia che pone al riparo dal rischio. Le fibre di amianto 1.300 volte più sottili di un capello umano, vengono facilmente inalate e penetrano all’interno del corpo per poi andarsi a depositare, o meglio infilzare come lancette nei bronchi, nei polmoni e nella pleura, ma anche in altri organi divenuti bersaglio, dove determinano prima un processo infiammatorio e successivamente la cancerogenesi. Ecco perché l’amianto è a tutti gli effetti un acerrimo nemico, sempre in agguato, un killer spietato e silenzioso presente nei luoghi di vita e di lavoro ed oggi ad uccidere è anche l’amianto della porta accanto.

Amianto: “Bandito da 29 anni, ma mai sconfitto”
Amianto: “Bandito da 29 anni, ma mai sconfitto”

Sono circa 6.000 le vittime dell’amianto e più precisamente sono 1.800 decessi per mesotelioma, 3.600 quelli per tumore ai polmoni e circa 600 le morti per asbestosi. L’OMS- Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea, inoltre, che sono circa 125mila i lavoratori esposti e a rischio salute, più di 107mila sono i morti per asbestosi o gravi malattie correlate. I rischi e i possibili danni sulla nostra salute, causati dall’amianto, possono essere di diverso tipo: si può contrarre il mesotelioma, una patologia che può colpire le membrane sierose, ovvero, la pleura, il peritoneo, il pericardio e la tunica vaginale del testicolo (un mesotelio che ricopre i testicoli, formando una specie di sacchetto). Altre forme tumorali, causate dall’amianto possono colpire altre parti del corpo come polmoni, laringe, ovaio, faringe, stomaco, colon, in più possono sorgere altre forme tumorali asbesto correlati. Anche le infiammazioni o fibrosi del polmone e della pleura, sono all’ordine del giorno: placche pleuriche, ispessimenti pleurici sono, entrambe, alla base della cancerogenesi. Possono insorgere anche complicanze cardiocircolatorie e cardiovascolari.

Come prevenire e difendersi da eventuali gravi patologie causate dall’amianto? Come muoversi, legalmente e ricevere assistenza medico-sanitaria, in caso di asbestosi o di tumore contratto per via dell’amianto presente sul luogo di lavoro? L’ONAOsservatorio Nazionale Amianto, con sede a Roma e presieduta dall’Avvocato Ezio Bonanni, si occupa di questo enorme problema, sotto diversi aspetti. Attraverso la sua sede nazionale, i diversi Dipartimenti sparsi lungo lo stivale e la piattaforma “Guardia Nazionale Amianto”, l’Osservatorio svolge attività di segnalazione alle autorità competenti circa la presenza di amianto sopra i tetti delle abitazioni o edifici/strutture pubbliche e private, di ispezione/indagine dei rispettivi luoghi in cui è presente, di prevenzione, assistenza e tutela per tutti coloro che, in particolare durante lo svolgimento del loro lavoro, hanno contratto malattie causate da amianto, polveri cancerogene, uranio impoverito oppure vaccini contaminati.

Amianto: “Bandito da 29 anni, ma mai sconfitto” 


Foto: Avvocato Ezio Bonanni- ONA (Osservatorio Nazionale Amianto)
Amianto: “Bandito da 29 anni, ma mai sconfitto”
Foto: Avvocato Ezio Bonanni- ONA (Osservatorio Nazionale Amianto)

Attenzione particolare meritano tutti i lavoratori- dipendenti al servizio del Comparto di Difesa e Sicurezza. Diversi sono i casi di militari, appartenenti ad Arma dei Carabinieri, Aeronautica, Esercito, Marina Militare, Guardia di Finanza, o di agenti di Polizia di Stato, Polizia Penitenziaria, Polizia Municipale, e Vigili del Fuoco che, particolarmente esposti, dopo diversi anni di servizio si sono gravemente ammalati, per causa di servizio, durante  le missioni dentro e fuori dal territorio nazionale, per le particolari condizioni ambientali ed operative che li hanno visti inconsapevolmente esposti a diversi cancerogeni, tra cui l’amianto killer. A molte persone, rappresentanti delle nostre Forze Armate, sono stati riconosciuti i diritti previsti per le “Vittime del Dovere” e l’equiparazione a “Vittime del Terrorismo”.

La storia di Antonio Dal Cin, militare della Guardia di Finanza, dichiarato permanentemente “NON idoneo” al servizio d’Istituto nel Corpo e collocato in congedo assoluto a soli 44 anni (dopo 23 anni, 6 mesi e 19 giorni di servizio nella Guardia di Finanza Corpo e servizio in altre Forze Armate),  come risulta dal verbale redatto in data 08.01.2014 dal Ministero della Difesa, Dipartimento di Medicina Legale di Roma, Prima Commissione Medica Ospedaliera, in quanto affetto da “asbestosi pleurica con accentuazione diffusa della trama” ed altre gravi patologie insorte con il cosiddetto “effetto a cascata”. Antonio è sposato e sua moglie è affetta da “Sclerosi multipla”, e recentemente ha subito una tiroidectomia totale, ma non percepisce ancora alcuna indennità, e con due bambini piccoli, Matteo di 8 anni ed Anna di 14 anni, cerca di andare avanti, in attesa che lo Stato gli riconosca “in vita” i suoi sacrosanti diritti, così da poter vivere quel che gli resta da vivere dignitosamente e vedere finalmente sistemata la sua famiglia, costretta a continue rinunce. E’ questo il pensiero più grande di Antonio che miracolosamente resiste ancora alle fibre di amianto, ma non riesce più a svolgere quelle normali attività che gli impediscono di vivere una vita normale. Non è neanche in grado di portare i figli al mare, perché non riesce fisicamente a restare esposto al sole.

Amianto: “Bandito da 29 anni, ma mai sconfitto. Il Killer agisce indisturbato” 


Foto: Avvocato Ezio Bonanni- ONA (Osservatorio Nazionale Amianto)
Amianto: “Bandito da 29 anni, ma mai sconfitto”
Foto: Antonio Dal Cin- militare Guardia di Finanza vittima di amianto

Antonio ci racconta la sua storia così, senza mezze misure o giri di parole: “Faccio parte dell’Osservatorio Nazionale sull’Amianto ONA Onlus. Ho subito la prima esposizione presso lo zuccherificio di Bondeno (FE) dove per alcuni mesi ho esperito attività di servizio in materia di Imposte di Fabbricazione. Successivamente, dal 1992 al 2004, per circa 12 anni, sono stato esposto all’amianto, presso l’allora Brigata della Guardia di Finanza di Prosecco (TS), odierna Compagnia di Prosecco (TS), nella cui caserma è risultato presente il micidiale cancerogeno, in alcuni beni di proprietà dell’Amministrazione, comprese le specchiere collocate all’interno di camerate di ridotte dimensioni che rilasciavano amianto di matrice friabile che ho respirato anche di notte quando il mio organismo necessitava di rigenerarsi. Poi l’amianto presente in dogana dove ho esperito attività di servizio (Donana di Fernetti (TS) – Sezione Doganale di Prosecco (TS). La stessa caserma della Guardia di Finanza è ubicata all’interno degli spazi doganali, nelle immediate vicinanze di enormi capannoni di vecchia costruzione con le coperture in eternit e pannelli in cemento amianto, corrosi dagli agenti atmosferici e sottoposti alle vibrazioni e la bora che ha disperso nell’aria le fibre mortali. Questi capannoni sono stati utilizzati per ricoverare il bestiame (ovini, equini, bovini, suini) provenienti dai Paesi dell’Est Europa, in attesa di una destinazione doganale. Antonio, come anche altri suoi colleghi, ha assistito allo scarico ed al ricarico degli animali vivi, per verificarne la corrispondenza con i documenti doganali. All’interno del sito in argomento esiste un imponente inceneritore, che nel periodo in esame (1992/2004) è stato sempre in funzione, bruciando carcasse animali ed altra merce di varia natura che è stata distrutta per ragioni doganali e/o sanitarie. Questo inceneritore, non riuscendo a smaltire l’ingente quantità di carcasse animali destinate alla distruzione, spesso ne bruciava in avviato stato di decomposizione, e ciò è rilevabile dalla documentazione sanitaria e doganale e dai documenti di distruzione dei capi di bovini, equini, ovini, etc., giunti morti per stress da viaggio, o abbattuti perché ritenuti non in grado di proseguire fino a destinazione. Ricordo l’odore acre dell’aria, dovuto ai fumi rilasciati dall’impianto, e la ricaduta delle ceneri a terra nell’ambiente circostante. Inoltre, a ridosso degli spazi doganali, esiste una linea ferroviaria. 

La stazione non è mai stata utilizzata per i viaggiatori. Questo ha consentito alle Ferrovie dello Stato di lasciare in sosta convogli carichi di amianto esposti alle intemperie con l’intento di inviarli all’estero in violazione della L. 257/92. Un’altra grave minaccia per la salute e per l’ambiente, abilmente collocata su binari “morti”, in un sito già intriso di amianto. E’ tutto documentato, come documentati sono i sequestri poi operati dall’Autorità Giudiziaria. E’ così che inconsapevolmente sono stato vittima di un nemico invisibile che non mi ha lasciato scampo. Il mio destino è ormai segnato, perché l’amianto non fa sconti a nessuno, tratta tutti allo stesso modo e le patologie asbesto correlate sono quasi sempre ad esito infausto”.

Dal Cin prosegue, mettendo in evidenza altri particolari aspetti della sua vicenda: “Tutto questo si sarebbe potuto evitare se solo fossi stato informato sul rischio morbigeno per esposizione all’amianto e l’Amministrazione avesse adottato le doverose tutele, attraverso l’attuazione di idonei mezzi e strumenti, e comunque, con quanto di meglio messo a disposizione dalla scienza e dalla migliore tecnologia. Questo il motivo per cui ho deciso di donare al prossimo quanto ho di più prezioso, il mio tempo, affinché ad altri cittadini non abbiano a patire la mia stessa sorte. Un uomo giusto continua a fare il proprio dovere fino in fondo, senza mai voltarsi indietro e senza temere le conseguenze di una giusta scelta. La mia vicenda non è solo la storia di una malattia per cui purtroppo non esistono cure e anche quando non evolve nel mesotelioma pleurico e/o nel carcinoma polmonare o bronchiale culmina nella morte per soffocamento, non prima di aver patito atroci sofferenze. E’ una battaglia di civiltà per la tutela del bene sacro della vita e della salubrità dell’ambiente, degli ambienti di vita e di lavoro. Riguardo la mia triste vicenda, su cui sono stati scritti circa trecento articoli, sono state presentate ben tre Interrogazioni Parlamentari, l’ultima, in ordine di tempo, al Senato della Repubblica, occorre precisare che diversi sono i procedimenti avviati nelle varie sedi di giustizia dal Prof. Avv. Ezio Bonanni del Foro di Roma, patrocinante in Cassazione e presso le Magistrature Superiori, che, in data 13 marzo 2019, ha depositato un ricorso al T.A.R. del Lazio che mi vede ricorrente, quale militare della Guardia di Finanza in congedo, “Vittima del Dovere“, gravemente malato per “Causa di Servizio” prestato nel Corpo, per cui chiede l’accertamento del diritto al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali anche quale danno biologico, professionale, esistenziale e morale, nonché mobbizzanti, conseguenti agli atti e fatti illegittimi subiti dal ricorrente all’interno dell’ambito lavorativo posti in essere dalla stessa Amministrazione e materialmente perpetrati anche con l’ausilio di superiori gerarchici del ricorrente. Danni che applicando le tabelle del Tribunale di Milano, sono stati quantificati in Euro 1.631.568,50. Ma non è tutto, perché l’Avv. Ezio Bonanni ha impugnato il decreto di riconoscimento di “Vittima del Dovere”, depositando in data 19 dicembre 2018 un ricorso innanzi il Tribunale di Latina, Sezione Lavoro, per cui si sono già tenute diverse udienze, dove è stata anche nominata la C.T.U. medico legale, nella speranza che il Giudice del Lavoro, in forza delle mie precarie condizioni di salute mi riconosca i benefici economici previsti dalla normativa vigente per le “Vittime del Dovere” e l’equiparazione a “Vittima del Terrorismo, spazzando via quel 5% di invalidità totale che mi è stato attribuito e contrasta fortemente con la riforma dal Corpo della Guardia di Finanza e con le gravi patologie di cui risulto affetto che anche se prese singolarmente sono altamente invalidanti”.

Amianto: “Bandito da 29 anni, ma mai sconfitto”  


Foto: il militare GDF Antonio Dal Cin in servizio
Amianto: “Bandito da 29 anni, ma mai sconfitto”
Foto: il militare GDF Antonio Dal Cin in servizio

Antonio Dal Cin mette poi in evidenza altri particolari, non meno importanti: “Quando mi sono arruolato nel Corpo della Guardia di Finanza, ho creduto di entrare in una grande famiglia, dove ho sentito costantemente parlare di valori, di sacrifici, di doveri, di spirito di corpo, come di tanti altri sentimenti sentiti, che peraltro mi hanno accompagnato in quasi 24 anni di onorato servizio, ma non avrei mai potuto immaginare che per aver relazionato qualcosa di così importante e significativo, a tutela della salute dei colleghi e della salubrità degli ambienti di lavoro e di vita (atteso che molti militari hanno alloggiato ed alloggiano all’interno delle caserme), sarei stato visto e considerato come un nemico da combattere con ogni mezzo possibile e immaginabile. Eppure, ho agito ispirandomi a quei valori, a quei principi e a quei doveri, che trovano fondamento, nel giuramento di fedeltà prestato alla Repubblica italiana (art.54 Cost.), nella tutela della Salute (art. 32 Cost.), quale elemento essenziale per poter godere di tutti i diritti sanciti nella Costituzione della Repubblica italiana, prima fonte del diritto, nel rispetto delle leggi dello Stato, e non in ultimo, delle norme di diritto internazionale, e di quelle richiamate nella Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali CEDU, che solo per ragioni di sintesi evito di approfondire. E’ necessario ribadire fortemente che il rispetto del diritto alla Vita, non ha bisogno di trovare fondamento nelle norme giuridiche, essendo il diritto a vivere, primordiale, quindi spettante a ogni essere umano che ha il diritto di vivere in condizioni ecologiche, sociali, psicologiche, tecnologiche, che ne consentano lo sviluppo di tutte le potenzialità, senza mai lederlo. Ciò premesso, ho sempre agito nell’interesse dell’Amministrazione, e dunque dello Stato, che avrebbe dovuto prendere atto di tutto quanto da me relazionato con preghiera di inoltro per via gerarchica fino al Comando Generale della Guardia di Finanza, per le opportune valutazioni ed i provvedimenti del caso. Dagli atti assunti al protocollo risulta, e dunque non può essere smentito che per una di queste mie relazioni di ben 783 pagine, mi è stato risposto che non è chiaro il “Petitum”, mentre ciò che ho rappresentato nella sua gravità, è invece lampante all’occhio del semplice uomo comune. Non a caso, le risultanze mediatiche, Parlamentari e non in ultimo sanitarie, hanno avvalorato in modo chiaro, inequivocabile ed incontrovertibile l’entità del problema amianto in Guardia di Finanza e nel Comparto Sicurezza e Difesa, e vi è stata ammissione da parte dei vertici militari, riguardo la presenza di amianto nelle caserme, come negli elicotteri e nel naviglio militare. Questo costituisce elemento essenziale per dimostrare che se mi avessero ascoltato a suo tempo, avrebbero evitato anni ed anni di ulteriori esposizioni per quei militari che quotidianamente hanno esperito attività lavorativa in ambienti in cui è stata, tramite prove documentali, riscontrata presenza di amianto. La stessa Guardia di Finanza, solo nel 2012 ha posto in essere la mappatura delle caserme, senza però tener conto di quelle già bonificate, cedute a vario titolo, o dismesse a quella data. Appare del tutto evidente che se si fosse intervenuti prima, si sarebbero evitate ulteriori esposizioni di tutto quel personale che, fino all’avvenuta bonifica dei siti, ha continuato ad esperire attività di servizio in ben 111 caserme del Corpo dove è stata accertata la presenza dell’amianto. Va anche sottolineato che non è chiaro come mai le bonifiche siano avvenute oltre vent’anni dopo l’entrata in vigore della legge 257/92. E ancora, per quale motivo si sia privilegiata la realizzazione di alloggi di servizio gratuiti all’incaricò, anziché provvedere all’attuazione delle bonifiche delle caserme, come appreso dalla stampa nazionale in relazione alla caserma storicaCefalonia Corfù” di Roma, dove oltre duecento militari, hanno continuato ad esperire attività di servizio in presenza di amianto. E’ inammissibile che chi ricopre ruoli dirigenziali ed è in possesso di titoli accademici, non comprenda il contenuto di quanto da me relazionato ispirandomi ai valori più profondi della fede cristiana, peraltro recepiti dal nostro ordinamento. Ma è altrettanto a dir poco incomprensibile, se non inconcepibile che nonostante sia stata data rilevanza mediatica della lettera da me scritta. rispettivamente, al Capo dello Stato e al ministro dell’Economia e delle Finanze, non solo si è continuato ad ignorare il problema, ma nei miei confronti è stato posto in essere un vero e proprio comprovato e reiterato ostruzionismo, esclusivamente mirato a non far emergere il problema amianto in Guardia di Finanza, come ho documentato in atti assunti al protocollo dalla stessa Amministrazione. Ciò ha determinato per me l’inizio di un vero e proprio incubo, non senza ulteriori conseguenze per la mia salute, come certificato presso il Centro per la rilevazione del danno biologico da patologia mobbing compatibile U.O.S. della ASL di Roma RM/D. Eppure, ho sempre cercato di privilegiare la strada del dialogo, nel pieno rispetto dei ruoli, delle gerarchie militari, nello stretto interesse dell’Amministrazione, e dunque dello Stato. Forse, il problema è che ho cercato di preservare il diritto alla Salute dei miei colleghi e la salubrità degli ambienti di vita e di lavoro. Ebbene, sono pronto a morire di amianto, ma che la mia morte serva a qualcosa e sia di insegnamento ai posteri e lo Stato si assuma le sue responsabilità perseguendo eventuali responsabili di un dramma che si sarebbe potuto benissimo evitare, se solo ci fosse stata la doverosa informazione e fosse stata posta in essere quella tutela che la legge prevede, circa il rischio morbigeno per esposizione all’amianto, con idonei mezzi e strumenti, e comunque, con quanto di meglio messo a disposizione dalla scienza e dalla migliore tecnologia. La Guardia di Finanza dovrebbe costituirsi parte civile, qualora la magistratura dovesse riscontrate eventuali responsabilità nei confronti di chicchessia. E ancora, le varie Procure che hanno recepito denunce da parte di militari del Corpo, alla luce di una strage di innocenti che risulta tuttora in corso, hanno il dovere di prenderne atto e di fare chiarezza e di agire in tempi brevi, così da impedire che si arrivi alla prescrizione, quale ancora di salvezza per chi ha determinato morte e sofferenza. Non dimentichiamo tutto ciò che ho denunciato quando ero ancora in servizio, così come le successive integrazioni, rispettivamente presso le Procure di Torino, Padova, Avellino e alla Digos di Napoli, indirizzato all’autorità giudiziaria. Non dimentichiamo che in ben due Procure della Repubblica sono stato escusso a sommarie informazioni come persona informata dei fatti, ex art. 351 del C.P.P.

Dal Cin riporta un significativo frammento di un rapporto: “…nelle sommarie informazioni già rilasciate, il Dal Cin Antonio ha con grande dovizia di particolari ben riferito sulla presenza di amianto presso le strutture ed infrastrutture all’interno dei perimetri militari della Guardia di Finanza, dove ha prestato servizio, con particolare riferimento alla caserma di confine di ProseccoTrieste. Grazie all’instancabile lavoro condotto da Dal Cin Antonio, dal 2012 ad oggi molta rilevante documentazione “sulla presenza di noisis” presso i luoghi di lavoro della Guardia di Finanza, è pervenuta scrivente. Tale documentazione inequivocabilmente evidenzia, spiega e dimostra molteplici situazioni operative nelle quali il personale in forza/servizio alla Guardia di Finanza – “componente terrestre” e “componente navale” – venne e viene ancora oggi a contatto, diretto o indiretto, con agenti fisici e chimici pericolosi, compreso l’amianto, presenti in siti, reparti, Direzioni, Comandi, siti dell’Amministrazione dello Stato in trattazione”. 

Antonio conclude il suo racconto, con una significativa riflessione: “Non dimentichiamo che questa non è la mia battaglia personale (ho già chi mi rappresenta in tutte le sedi di giustizia), ma appartiene a tutta la società civile, perché l’amianto uccide ogni giorno, e se non prendiamo provvedimenti, continuerà a farlo per altri decenni. Non dimentichiamo che oggi ad uccidere è anche l’amianto della porta accanto. Liberi dall’amianto si può e si deve, perché noi respiriamo per vivere, non per morire”.

Amianto o asbesto: “identikit di un killer bandito, mai sconfitto e che agisce indisturbato”.

Amianto: “Bandito da 29 anni, ma mai sconfitto. Il Killer agisce indisturbato”   


Foto: tetti abitazioni in amianto
Amianto: “Bandito da 29 anni, ma mai sconfitto”
Foto: tetti abitazioni in amianto

Di Marco Chinicò

Marco Chinicò, 42 anni, giornalista pubblicista, fotogiornalista e videoproducer. Fondatore e responsabile della testata d'informazione giornalistica, CHINICS NEWS. Nata nel 2011, online fino al 03 luglio 2019. Oggi è CHINICS NEWS MAGAZINE