“272 milioni”. Questo, il numero complessivo dei migranti internazionali che, per ragioni varie, sono andati via dal loro Paese natale, in cerca di altri lidi o mete. L’Europa è la zona che ospita il maggior numero di immigrati: 89,2 milioni. A queste prime cifre, dobbiamo aggiungere una distinzione fondamentale: quella fra migranti forzati e migranti economici. I primi sono, solitamente, richiedenti asilo o rifugiati politici, semplici rifugiati che scappano da guerre o Paesi colpiti da disastri ambientali o naturali. I migranti economici sono coloro che emigrano per avere condizioni lavorative ed economiche decisamente migliori, rispetto a quanto offerto dal loro Paese, travolto da una povertà difficile da contrastare. I migranti forzati, nell’ultimo anno, sono 79,5 milioni mentre i migranti economici si aggirerebbero attorno ai 164 milioni.

In Italia, i soli residenti stranieri hanno superato i cinque milioni; ragionando con numeri chiari, lungo il nostro stivale vivono 5.306.500 residenti stranieri, mentre i non comunitari che soggiornano regolarmente nel nostro Paese, alla fine dello scorso anno erano 3milioni e 615mila. I non comunitari irregolari, un anno fa erano 610mila mentre a fine 2020 potrebbero arrivare a 700mila.

Tutti dati tramandati nell’edizione speciale, preparata in occasione del trentennale della sua nascita, dell’IDOSDossier Statistico Immigrazione 2020. Un argomento oggetto di confronto, dibattito, ma che molto spesso divide, in primis la classe politica e, successivamente, l’opinione pubblica. Sul tema la comunità è letteralmente spaccata in tre parti: chi è favorevole ad un’accoglienza “senza se e ma”, chi parla di un’accoglienza che dovrebbe essere, decisamente, più controllata e moderata, chi invece dice che dovrebbero essere chiusi i porti o innalzati dei muri.

Sia dentro che fuori i palazzi della politica, su questo tema non mancano scontri, e correnti ideologiche o demagogiche di sorta. Più di qualcuno, compresa una parte della stampa italiana, ha sollevato la questione circa il presunto business o malaffare che si cela dietro la grande ondata migratoria che, dalla primavera araba del 2011 fino a oggi, ha travolto e coinvolto diversi paesi, Italia fra tutti. Ben diversa dalle chiacchiere di salotto, invece, la realtà fotografata da chi, per senso del dovere, ha vissuto e sperimentato sul campo la questione immigrazione e sbarchi nel nostro stivale.

Daniele Contucci. Romano, 50 anni, entrato in Polizia di Stato nel lontano 1990, ricoprendo diversi importanti ruoli sul territorio. Nel corso della sua carriera, si è specializzato in materia di immigrazione acquisendo diverse conoscenze e competenze. Un fatto che gli ha permesso di entrare a far parte, in qualità di assistente capo della Polizia, in una speciale task-force, parte della Direzione Centrale Immigrazione e Polizia delle Frontiere. Con questo ruolo, Contucci è andato a coordinare diverse Questure nella gestione della questione migratoria, occupandosi di delicate missioni come “Mare Nostrum” e “Triton”. Dieci anni fa, nel 2010, per volere dell’allora Governo Berlusconi e del suo ministro dell’Interno, Roberto Maroni, fu istituita l’U.R.IUnità Specializzata di rapido intervento sull’immigrazione. In questa task force, entrarono a farne parte circa 15 agenti specializzati della Polizia di Stato. A loro fu affidato il delicato compito di lavorare presso il C.A.R.A di Mineo (CT).

Immigrazione, tra business e fotosegnalamenti mancanti  
Foto: Daniele Contucci- ex poliziotto e sindacalista
Immigrazione, tra business e fotosegnalamenti mancanti
Foto: Daniele Contucci- ex poliziotto e Dirigente sindacato di Polizia

Durante il periodo di servizio al C.A.R.A. di Mineo, gli agenti di Polizia in servizio interrogavano i migranti appena sbarcati: tramite un’accurata intervista, chiamata modello C-3, veniva preparato un excursus storico del migrante: chi fosse, dov’è nato, da quale paese proviene, i paesi che ha attraversato. All’intervista, seguiva un procedimento di fotosegnalamento della persona. L’intervista, una volta conclusa, veniva inserita in un database e inviata ad una Commissione Speciale che, dopo averla esaminata decideva se respingere il migrante ossia non accoglierlo nel nostro Paese oppure concedergli asilo politico o accoglienza per motivi umanitari o con protezione sussidiaria. Con questa procedura si volevano ridurre, drasticamente, i tempi per il rilascio del permesso di soggiorno o dello status di asilo o rifugiato politico. Prima dell’arrivo dei poliziotti, membri della task force, i tempi di attesa per un rilascio di certificato di soggiorno erano circa 18 mesi. Dopo l’arrivo di queste unità specializzate, i mesi si sono ridotti notevolmente, facendo risparmiare un bel po’ di soldi allo Stato. Soldi pubblici dei contribuenti.

Questa riduzione, però, sembra aver dato fastidio a più di qualcuno. Ad un tratto, nessun tipo di identificazione o “fotosegnalamento”, è stato più fatto. Diverse cose non funzionavano più come prima e i conti che non tornavano. Come mai si è giunti a questa situazione? Perché non sono stati più fatti i fotosegnalamenti, obbligatori secondo quando scritto nel trattato di Dublino? Daniele Contucci, che ha cominciato a denunciare a voce alta tutte le storture scoperte e l’ha fatto, entrando nel sindacato di Polizia, in una delle tante interviste rilasciate ha spiegato il perché di queste grosse lacune, soprattutto perché non venivano fatti più fotosegnalamenti: “Ogni migrante costa allo Stato circa 35 euro al giorno. Se c’è un bambino piccolo, il costo si aggira attorno ai 90 euro. Ora moltiplichiamo 35 euro per 4000 persone (numero effettivo di migranti presenti al C.A.R.A. di Mineo prima dell’intervento della task-force), arriviamo a 140mila euro al giorno; visto che, prima del nostro intervento al C.A.R.A. di Mineo i migranti vi rimanevano per almeno 18 mesi, in un anno si arrivava a parlare di ben oltre 51 milioni di euro. E nonostante i componenti della nostra task force siano stati tutti premiati ed elogiati dal Questore di Catania per aver velocizzato le procedure, tutta la task force è stata demansionata, trasferita, quasi “chiusa senza l’ufficialità”. A tal proposito ci sono ben due interrogazioni parlamentari, una dell’On. Tofalo (M5S) in sede CO.PA.SI.R. e l’altra dell’On. Paolo Grimoldi (LN)”. (Fonte dichiarazioni Daniele Contucci: www.danielecontucci.it. Dichiarazioni rilasciate a diversi quotidiani o siti d’informazione italiani e raccolte tutte nella rassegna stampa, pubblicata sul sito personale dell’agente). Ad entrambe le interrogazioni parlamentari, l’allora responsabile del Viminale, l’ex ministro Angelino Alfano, non ha ancora dato alcun tipo di risposta.

Immigrazione, tra business e fotosegnalamenti mancanti 

Foto: barcone
Immigrazione, tra business e fotosegnalamenti mancanti
Foto: barcone

Un racconto molto chiaro che ci descrive una situazione decisamente difficile e intricata. I fatti tramandati risalgono a cinque anni fa. Scherzo beffardo del destino, proprio in quel periodo l’Italia ha subito una procedura di infrazione da parte dell’UE per il mancato fotosegnalamento di diversi migranti. Nel periodo tra il 2014 e il 2016, stando sempre a quanto testimoniato da questo agente di polizia coraggioso, circa 100mila persone non sarebbero state fotosegnalate. Un numero inquietante, ritratto perfetto di un problema molto grave. Perché questo grave difetto nella gestione dei flussi migratori? La risposta è da cercare, in parte, nel trattato di Dublino. Nato e stipulato nel 1990, trent’anni fa, e rivisto in due occasioni: nel 2003 e dieci anni dopo, nel 2013. Un trattato che dice, espressamente, che il procedimento di identificazione e fotosegnalamento del migrante deve essere fatto nel primo Paese di approdo. Quindi, geograficamente parlando, tutti i barconi che vengono dal Nord Africa, automaticamente sbarcano nelle isole di Lampedusa, Pantelleria, o nelle coste meridionali della Sicilia. Tutti territori, insieme a Malta, vicini alle coste africane. Sei mesi fa, fecero scalpore le parole del sindaco di Lampedusa, Salvatore Martello, che invocava l’aiuto del Governo per via dei 380 migranti sbarcati fra aprile e maggio scorso, parlando di un’isola in ginocchio, invocando lo stato di emergenza e facendo capire, così, come la situazione non fosse più sostenibile (Fonte: Adnkronos, link: https://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2020/05/06/lampedusa-sbarcati-altri-migranti-sindaco-isola-ginocchio_fTnVdBq58buXPZlCuzoGQP.html). Molti migranti, seppur approdati in Italia, in realtà vogliono recarsi nei Paesi del Nord Europa; stando alle testimonianze o dichiarazioni raccolte, Austria e Germania sono le mete più ambite da queste persone, uomini e donne, in cerca di una vita decisamente più dignitosa. La prima motivazione di questa loro scelta, è la presenza in questi Paesi Nordeuropei di loro familiari disposti ad aiutarli. Austria e Germania, in particolare, risultano due paesi dove gli stranieri hanno prospettive lavorative ed economiche più rassicuranti. Tuttavia, una volta identificati e “fotosegnalati” dalle autorità italiane, oltre passati i nostri confini se arrivano altrove, Paesi tedeschi fra tutti, potrebbero essere respinti. Il trattato di Dublino, in parole povere e seppur molto indirettamente, si rivela una sentenza di condanna per l’Italia, territorialmente un Paese costretto a farsi carico della questione migranti. Più di qualcuno dentro la nostra classe politica, la maggior parte esponenti di destra, ha detto ripetutamente che è necessario rivedere questo Trattato.

La seconda parte della risposta al nostro quesito ovvero il perché di questa seria e incredibile lacuna nella gestione di questa migrazione di massa, è da ricercare nei grandi interessi economici che l’enorme ondata migratoria porta: interessi che fanno gola a scafisti, trafficanti di esseri umani, e proprietari di hotel pronti ad ospitare queste persone. La grande inchiesta di Mafia Capitale, conclusasi poi con un processo e diverse sentenze di condanna, ha scoperto il Vaso di Pandora su questa questione.

Immigrazione, tra business e fotosegnalamenti mancanti  

Foto: sbarchi e migranti
Immigrazione, tra business e fotosegnalamenti mancanti
Foto: sbarchi e migranti

Non solo business e malaffare; anche una totale assenza di tutele sanitarie. Diversi poliziotti, più di una volta, hanno espresso il loro forte dissenso per essere stati mandati a gestire l’ordine e la sicurezza in occasione di frequenti sbarchi, senza però ricevere alcuna tutela sanitaria. Nel 2014, sei anni fa, sono sbarcati numerosi migranti: alcuni affetti da scabbia, altri da tubercolosi. Di fronte a questo “mare magnum” agitato, spesso in tempesta, chi denuncia tutte le storture e gli affari silenziosi che ci sono dietro a questo fenomeno di natura sociale viene emarginato perché scomodo al sistema. Daniele Contucci, per il coraggio mostrato nel dire NO ad una tale situazione è stato prima demansionato poi destituito, causa le interrogazioni parlamentari svoltesi tre anni prima. Infine, ha subito una serie di atti di mobbing che, ancora, oggi lo stanno seriamente provando. Il suo libro, “Dalla passione alla rabbia- Viaggio di un poliziotto: dentro uno stato in declino“, fotografa dettagliatamente lo scandalo e il fallimento della gestione immigrazione in Italia.

Immigrazione di massa, identificazioni e fotosegnalamenti mancanti, una gestione piena di lacune, e un business dalle uova dorate. Accade nel nostro Bel Paese, sempre più in crisi, distorto e alla deriva.

Lavori in Corso – Daniele Contucci (Autore Libro “Dalla Passione alla Rabbia”)
Puntata e intervista del 01 agosto 2017

Di Marco Chinicò

Marco Chinicò, 42 anni, giornalista pubblicista, fotogiornalista e videoproducer. Fondatore e responsabile della testata d'informazione giornalistica, CHINICS NEWS. Nata nel 2011, online fino al 03 luglio 2019. Oggi è CHINICS NEWS MAGAZINE